Il 3% dei giovani italiani fra i 18 e i 35 anni soffre di disorientamento topografico evolutivo (in breve DTD, per Developmental Topographical Disorientation), un disturbo neuropsicologico scoperto negli ultimi anni che colpisce la capacità di orientarsi. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Università di Bologna e pubblicato da Plus One che ha indagato la presenza del disturbo in un campione di 1.968 giovani. Le persone che ne soffrono mostrano difficoltà nel ricordare la strada per raggiungere un luogo noto o nel riconoscere punti di riferimento utili per trovare l’orientamento, come monumenti o edifici. In generale, il disturbo impedisce di costruire una rappresentazione mentale dell’ambiente in cui ci si trova e ostacola quindi l’utilizzo di strategie di orientamento spaziale.

L’indagine

“Dalla nostra indagine è emerso che il DTD era presente in ben il 3% del campione, ed è più diffuso tra gli uomini – spiega Raffaella Nori, professoressa al dipartimento di psicologia “Renzo Canestrari” dell’Università di Bologna, tra le autrici dello studio -. Inoltre, i dati ottenuti ci hanno permesso di evidenziare che il senso dell’orientamento è strettamente correlato alla conoscenza dell’ambiente di residenza e alle strategie di navigazione adottate”. Il disorientamento topografico evolutivo è noto da circa un decennio e le persone che ne soffrono non hanno in genere altri deficit cognitivi o problemi neurologici o psichiatrici. La scelta degli studiosi di concentrarsi su un campione di persone giovani è nata infatti dalla volontà di individuare la presenza del disturbo escludendo individui che potrebbero manifestare la perdita delle capacità navigazionali a causa di un inizio di declino cognitivo.

I dati

Il gruppo di ricerca ha raccolto quindi dati per quattro anni, tra il 2016 e il 2019, indagando attraverso una serie di questionari tre aspetti dell’orientamento spaziale: il senso dell’orientamento spaziale in generale, la conoscenza della propria città e le strategie navigazionali utilizzate. Inoltre, gli studiosi hanno indagato la presenza di altri deficit di natura percettiva e spaziale, ad esempio la difficoltà di riconoscere i volti (prosopoagnosia evolutiva) oppure oggetti già noti (agnosia visiva), e la confusione tra destra e sinistra. Dai risultati è emerso che circa il 3% del campione di giovani tra 18 e 35 anni soffriva di disorientamento topografico evolutivo: un dato che mostra una diffusione piuttosto elevata di questo disturbo e suggerisce la necessità di sviluppare interventi mirati per assistere le persone colpite.