All’interno di ogni gruppo sociale c’è sempre un leader, una persona che coordini i componenti del gruppo, che li guidi, che li influenzi. Ma da dove deriva la sua superiorità? Solo dal suo potere o anche dalla sua intelligenza? A differenza di quel si crede, gli individui dominanti sono meno intelligenti di quelli intermedi e subordinati, e le donne si dimostrano migliori dei maschi. A dimostrarlo una ricerca, frutto della collaborazione del neuroscienziato Giorgio Vallortigara, del Centro interdipartimentale mente-cervello dell’Università di Trento, e di Jonathan Niall Daisley e Lucia Regolin dell’Università di Padova, che hanno indagato il funzionamento del cervello dei pulcini per capire quali tipi di ragionamento consentono agli animali sociali di dedurre la gerarchia esistente all’interno di un gruppo. Lo studio, pubblicato su Communicationos biology, è stato condotto sui pulcini perché animali sociali capaci di riconoscere i diversi ruoli sociali, ha dimostrato non solo che non sempre chi comanda è il più intelligente, ma anche che le femmine sono più capaci dei maschi.

I pulcini sono dotati di abilità logiche innate

Vallortigara e i suoi collaboratori avevano già dimostrato in precedenza che i pulcini sono dotati sin dalla nascita di un ragionamento logico-deduttivo: appena usciti dall’uovo, sono, infatti, in grado di percepire il pericolo e cavarsela da soli per affrontare le difficoltà della vita. Ed è proprio per queste caratteristiche che i ricercatori hanno deciso di osservarli in laboratorio per capire come funziona il cervello e quali forme di ragionamento gli consentono di dedurre le relazioni tra i membri del gruppo.

L’esperimento

I ricercatori hanno osservato 44 pulcini (Gallus gallus domesticus) di cui 26 maschi e 18 femmine, mentre eseguivano singolarmente un esercizio di laboratorio che indagava la loro capacità inferenziale (ragionamento con cui si trae una conseguenza da una o più premesse) in modo astratto e apparentemente slegato dai rapporti sociali. I ricercatori hanno scelto 5 coppie di oggetti e attribuito loro un valore diverso, per cui l’oggetto A è maggiore di B, B maggiore di C e così via fino ad E. Dopodiché hanno poste le coppie di fronte ai pulcini premiandoli con del cibo se sceglievano l’oggetto al quale i ricercatori avevano assegnato il valore maggiore. 

Giorgio Vallortigara del Centro interdipartimentale mente cervello dell’Università di Trento.

I pulcini riconoscono i ruoli all’interno del gruppo

Tutti i pulcini sono riusciti a “riconoscere” che A era maggiore di E perché la scelta di A era sempre stata premiata con del cibo mentre quella di E no. Poiché tutti i pulcini sono stati in grado di superare il test, i ricercatori hanno avuto conferma che questi animali sono in grado di ricordare le associazioni apprese durante l’addestramento. Ad averli sorpresi è stato il comportamento verso la coppia BD, perché sia B che D sono stati presentati sia come oggetti premianti (in BC e in DE) che come oggetti non premianti (in AB ed in CD) durante l’addestramento. Messi di fronte alla coppia BD (cioè due oggetti premiati con il cibo), solo alcuni pulcini sono riusciti a scegliere B rispetto a D, e a farlo sono stati più spesso i pulcini femmina e quelli di rango sociale minore nel gruppo. “Abbiamo osservato – ha spiegato Vallortigara – che tra le abilità innate dei pulcini c’è la capacità di riconoscere le relazioni tra i membri sociali del gruppo, un’abilità fondamentale per prevedere la posizione propria e quella dell’altro nella gerarchia sociale, ed evitare di doversi scontrare direttamente con gli altri membri del gruppo”.

L’inferenza transitiva

Per capire qual è la gerarchia in un pollaio, i pulcini usano una forma di ragionamento deduttivo utilizzata in tutto il regno animale: l’inferenza transitiva. Si tratta del vecchio principio della logica aristotelica, per cui se A è maggiore di B e B è maggiore di C, allora A sarà maggiore di C. Vallortigara aveva già scoperto che i polli riescono a riconoscere gli individui nel loro gruppo sociale e a interagire tra loro con successo. Quest’ultimo studio è andato oltre: ha indagato il legame tra il rango sociale e la capacità di un individuo di eseguire inferenze transitive, e scoperto che – poiché il ragionamento deduttivo è fondamentale per chi ricopre posizioni inferiori nella gerarchia sociale, mentre risulta superflua per chi ricopre ruoli dominanti – si può concludere che ragionare correttamente non va di pari passo con il potere.

Le femmine sono più capaci dei maschi

I polli domestici vivono in gruppi sociali composti da un maschio e da un gruppo di femmine, e costituiti da una gerarchia sociale nota come “ordine di beccata” che prevede una dominanza del maschio sulle femmine. Nonostante non siano “dominanti”, le femmine giocano ugualmente ruoli importanti: “a suon di beccate”, ad esempio, stabiliscono chi si avvicina prima al cibo o addirittura scelgono il posatoio che preferiscono. E a preservare la gerarchia sono le interazioni continue, principalmente dimostrazioni di dominanza tra le femmine. Pertanto, è importante che i pulcini riconoscano i ruoli degli altri fin dalla tenera età e imparino presto a interpretare le interazioni sociali. “I risultati – sottolinea Vallortigara – mostrano che la posizione del pulcino nella gerarchia del gruppo e il sesso influenzano l’esito dell’apprendimento: i pulcini maschi di rango più alto hanno eseguito il compito peggio dei pulcini di rango intermedio, e nel complesso i maschi hanno eseguito meno bene delle femmine, mentre le femmine di rango inferiore hanno eseguito meglio delle femmine di rango superiore”. “Questo – continua il neuroscienziato – potrebbe essere dovuto al fatto che i maschi dominanti non hanno essenzialmente bisogno di imparare una gerarchia, poiché hanno bisogno solo di “dominare” tutti gli altri maschi e proteggere i loro territori di accoppiamento. Al contrario, i maschi di medio rango, che hanno usato l’inferenza transitiva sono probabilmente in grado di valutare gli altri maschi all’interno di una gerarchia, suggerendo quindi che i pulcini sottomessi devono imparare più relazioni dei pulcini dominanti, per evitare attacchi da parte loro”.

Conclusioni

La ricerca di Vallortigara ha permesso di capire non solo come funzionano le menti degli animali, del ruolo del sesso e del rango all’interno delle dinamiche di gruppo, ma anche di comprendere, attraverso l’osservazione del ragionamento deduttivo dei pulcini, come funziona il nostro cervello e offrire interessanti spunti di riflessione sull’origine evolutiva della specie umana.