“A quasi 30 anni dall’istituzione, il 118 è ancora innovativo nella visione complessiva del soccorso, ma ha la necessità di essere adeguato all’evoluzione tecnologica e di competenze delle figure che a vario titolo sono parte integrante del sistema”. Lo ha detto Andrea Andreucci, presidente del congresso nazionale di medicina d’emergenza-urgenza in corso a Riva del Garda, in Trentino, annunciando la firma della ‘Carta di Riva’. Tredici punti che le realtà dell’emergenza hanno ritenuto “imprescindibili per il cambiamento del sistema e che la politica deve compiere se non vuole fallire l’obiettivo di avere un unico ed efficiente sistema emergenza, omogeneo su tutto il territorio nazionale”. “Bisogna superare la frammentazione dei modelli gestionali per garantire un trattamento standardizzato ed uniforme alle persone in tutta Italia – precisa Andreucci -. Tutto nel rispetto delle prerogative proprie delle Regioni in materia di organizzazione dei rispettivi sistemi sanitari. Serve l’obbligo di integrazione delle centrali operative 118 con quelle del numero unico per le emergenze e una forte spinta all’innovazione tecnologica. Senza dimenticare la valorizzazione delle figure professionali attraverso il rafforzamento e la migliore declinazione delle rispettive competenze, finalizzata anche al corretto impiego delle specifiche potenzialità professionali – conclude Andreucci -. Infine è arrivato il momento di valorizzare il personale infermieristico nelle centrali operative e nei pronto soccorso, specie per quanto concerne il processo di triage, del quale detiene la titolarità gestionale e di percorso”.
Cerca articoli
Articoli recenti
- Scienza e fede assieme per sconfiggere le malattie di poveri e bisognosi
- Quattro milioni di italiani fuori dalla rete del gas: così l’intelligenza artificiale cambia la gestione del Gpl
- Caorle, il Natale dei record: stasera lo spettacolo dei fuochi artificiali sul mare
- Malattia di Huntington: passi avanti su riconoscimento e ricerca scientifica
- Corso Sicch su Tavi e tecnologie mini-invasive per giovani cardiochirurghi