Compie i primi passi di un cammino lungo ma tracciato il contratto unico per il settore sociosanitario. Cioè la proposta, portata avanti da Uneba, voce del non profit di radici cristiane, di un contratto che possa applicarsi alle centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori dell’assistenza a anziani non autosufficienti ed altre fragilità. Oggi invece nel sociosanitario si applicano una decina di contratti differenti, uno per ciascuna associazione datoriale. E’ quanto emerge dalla tavola rotonda “Verso il Ccnl unitario del comparto sociosanitario” organizzata da Uneba a Torino nel suo convegno “Il lavoro tra professionalità e valore etico della cura”. “Nei prossimi 2-3 anni dobbiamo iniziare a ottenere qualcosa riguardo al contratto unico – ha detto il segretario nazionale Uneba Alessandro Baccelli -. Avere uno strumento di lavoro simile per tutte le diverse realtà potrebbe sicuramente essere una soluzione. Propongo di partire, per il contratto unico, dagli articoli che nei vari contratti sono simili o quasi identici”. Ma per arrivare a un contratto unico, che sostenga adeguatamente i lavoratori di questo settore destinato a espandersi visto l’invecchiamento della popolazione, resta il grande problema della carenza di risorse pubbliche. Dice il presidente di Uneba Piemonte Amedeo Prevete: “Serve corresponsabilità: sindacati e associazioni datoriali. dobbiamo andare tutti assieme dalle Regioni a chiedere risorse. Altrimenti non ci saranno risorse per remunerare il contratto”. “Il contratto unico è una necessità strategica non più rinviabile per dare visibilità e peso al settore sociosanitario”, afferma Daniele Massa della Diaconia Valdese.
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