Uno studio dell’Università di Trento in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca ha analizzato il comportamento di chi acquista cocaina nei mercati illegali in rete. Dall’indagine è emerso che la purezza particolarmente alta della sostanza dichiarata dai venditori crea scetticismo e diffidenza. Al tempo stesso, pur in un sistema privo di controlli, c’è più trasparenza sulla qualità del prodotto. Il primo autore è Filippo Andrei, assegnista di ricerca al Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell’Università di Trento, che lo ha condotto insieme al collega Alberto Aziani del Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell’Università di Milano-Bicocca.

La ricerca

La ricerca ha analizzato oltre 4mila inserzioni di cocaina attive sulla piattaforma di trading clandestino AlphaBay prima della sua chiusura. Con l’impiego di modelli statistici avanzati sono state identificate le relazioni tra la purezza di cocaina resa nota e variabili di mercato come prezzo, vendite, ricavi e giudizi di qualità lasciati nelle recensioni. Quello che emerge è che la purezza dichiarata non porta sempre a maggiori vendite. Le offerte che segnalano tra il 91 e il 99 per cento di purezza registrano i maggiori successi, mentre percentuali superiori a questi valori generano scetticismo e giudizi di qualità inferiori. Inserzioni con test di laboratorio indipendenti e recensioni positive ottengono invece performance di vendita migliori, dimostrando il ruolo cruciale della validazione esterna. I venditori che dichiarano una purezza media (tra il 68 e l’86 per cento) ottengono prezzi solo leggermente superiori ai prodotti a bassa purezza ma subiscono un calo marcato di vendite e ricavi, poiché non soddisfano né i consumatori più attenti al prezzo né quelli orientati alla qualità, risultando la fascia meno competitiva del mercato. “In un mercato completamente anonimo e privo di regole formali, la trasparenza da sola non basta: servono segnali difficili da contraffare, come test indipendenti e feedback consolidati dalla community – ha spiegato Filippo Andrei -. Mentre nei mercati legali esistono norme e istituzioni che regolano il rapporto tra venditore e acquirente per limitare le frodi e garantire standard minimi di qualità dei prodotti nei mercati illegali non esiste alcun sistema di controllo sistematico. Questa incertezza e la mancanza di informazioni chiare sulla qualità dei prodotti rappresentano un pericolo concreto per chi fa uso di sostanze stupefacenti”. Le campagne di sensibilizzazione e prevenzione contro l’assunzione di droga possono non bastare per arginare il fenomeno.

Filippo Andrei.

“Se partiamo da un’ottica di riduzione del problema – ha concluso Andrei – sappiamo che il consumo di cocaina esiste e che è necessario salvaguardare la salute delle persone che la utilizzano, cercando di ridurre i rischi sia per i consumatori sia per la collettività. Un dato rilevante che emerge dal lavoro è che, in questi contesti, le comunità effettuano analisi chimiche precise e sistematiche sul prodotto e ne rendono pubblici i risultati. Questo può essere considerato una forma di controllo della qualità della sostanza, capace di ridurre il danno associato al suo uso”.