E’ possibile applicare la teoria del rischio al rapporto tra moda e pubblicità. Lo abbiamo chiesto al professor Luigi Pastorelli, direttore scientifico del gruppo Schult’z risk center. Proprio in questo settore, il professor Pastorelli ha applicato la metodica Ler law engineering risk per scandagliare e sviscerare connessioni e disconnessioni economiche tra il mondo del fashion e quello della pubblicità. “Si tratta di un progetto a cui stiamo lavorando da almeno 1 anno – spiega il professor Pastorelli -. In pratica si tratta di applicare il nostro approccio di analisi numerica a un settore assai particolare ma molto interessante anche per il significativo impatto economico ed occupazionale, quale quello della moda e della pubblicità. Ovviamente la scelta come per altro dimostra la nostra attività Schult’z è caratterizzata anche dalla scelta strategica attuata dal sottoscritto in qualità di Ceo di applicare la teoria del rischio a settori e ambiti che fino ad oggi ne erano esclusi. In questo anno di preparazione e impostazione della nostra divisione fashion si sono  in primis applicate le nostre metodologie di analisi a diversi prodotti del settore mi riferisco alle calzature da donna, alla cosmesi e in particolare al rossetto, al profumo e alle sue problematiche di packaging, tutti incarichi di consulenza acquisiti da Schult’z presso primarie imprese del settore. Oltre a dare loro un significativo apporto alla segmentazione e al posizionamento competitivo di un prodotto, ho anche compreso che il nostro specifico approccio Ler-Law engineering risk poteva contribuire a innovare le caratteristiche del prodotto e al tempo stesso incidere sulla modalità della comunicazione per aumentarne significativamente le intenzioni di acquisto sia da parte dei singoli consumatori che da parte dei buyer e quindi da parte delle grandi catene di distribuzione. Tutti i fattori che ho verificato interessano il produttore perché incidono significativamente sul risultato economico del loro prodotto e sull’impatto mediatico”.

Il modello Ler può influire sulle intenzioni di acquisto

“Come le ho detto questa specifica applicazione al fashion e pubblicità del nostro modello numerico Ler che presenterò all’interno del corso ‘Take a risk’ che si effettuerà a Napoli il 2 e 22 giugno in collaborazione con la Scuola di cinema di Napoli, vedrà la illustrazione da parte mia dei seguenti 2 specifici concetti: un primo modulo denominato ‘Mutazioni nel modo di guardare’ finalizzato ad individuare e quantificare le intenzioni di acquisto di un determinato prodotto e/o servizio  da parte del consumatore nello specifico settore del fashion e luxury; un secondo modulo sul ‘Transfert emozionale’ per cogliere all’interno di uno spot o di una sfilata la pulsione emozionale e la successiva disponibilità da parte del consumatore e del buyer ad acquistare il prodotto. Posso senz’altro dire che la specificità dell’applicazione della metodica Ler-Law engineering risk che ho redatto con la mia allieva Monica Scuriatti e ora con il mio team applico ai settori è quella di riuscire a determinare e soprattutto a quantificare questa pulsione emozionale e disponibilità all’acquisto in relazione all’obiettivo stabilito dal produttore e/o distributore del prodotto – prosegue il professor Pastorelli -. Per farle comprendere ulteriormente questo concetto, posso anticiparle che nell’ambito del corso presenterò anche una specifica applicazione della metodica alle modalità di effettuazione di una sfilata di moda”.

“Ho individuato e quantificato alcuni aspetti caratterizzanti presenti in  ogni sfilata: la tipologia di percorso della modella, la sua postura nella presentazione dell’abito, la tipologia di musica, la collocazione del pubblico che assiste alla sfilata, insomma ho individuato e quantificato specifici indicatori che possono influenzare le intenzioni di acquisto della collezione da parte dei buyer e quindi determinare un significativo risultato economico per la maison e determinare un ritorno mediatico tra gli operatori e le riviste del settore per lo stilista”.

L’idea

“Posso dire che quella che definisco la scintilla iniziale mi è venuta chiacchierando a pranzo con una cara amica, Anna Capozzi. Commentando assieme alcune copertine di Vogue mi ha fatto notare come ciascuna delle top modelerano state a suo avviso capaci di interpretare in maniera specifica l’abito con il quale hanno sfilato. A seguito dello spunto ho individuato e selezionato la specificità delle modelle di cui poi ho esaminato e quantificato la postura e la specificità di Veruschka, Ines De Fressange, Claudia  Schiffer, Naomi Campbell, Carla Bruni e Vittoria Ceretti. Per ciascuna ho individuato quello che ritengo il proprio caratteristico modo di sfilare, la propria specificità e l’ho correlata a una determinata scala musicale e in relazione a ciò è stato possibile sviluppare da parte mia una specifica funzione numerica che trasformata in modalità di passarella, di musica, di colori, di posizionamento del pubblico rappresenta la proposta che presenteremo alle principali maison per adottare questa nuova tipologia di sfilata”.

Sistema critico

“Ho considerato la sfilata come un sistema critico e a questo specifico ambito è stato possibile applicare la nostra analisi numerica molto particolare con la mia allieva Monica Scuriatti e attualmente la sto applicando con l’ausilio della mia assistente Simona Orru e della mia strategy manager Francesca Caterina Vetrano.