Il risultato netto dell’esercizio 2020 di Ferrovie dello Stato, significativamente influenzato dalla pandemia, registra un valore positivo di 41 milioni di euro, in diminuzione di 186 sui 227 del 2019, soprattutto in virtù della componente finanziaria (-61 milioni) e fiscale (-140 milioni), in parte compensate dalla componente operativa (+15 milioni). Il patrimonio netto ammonta a 39.899,82 milioni di euro, con un aumento di 40,78 milioni sui 39.859,05 del 2019, essenzialmente dovuto all’utile netto d’esercizio. E’ quanto emerge dalla relazione sulla gestione 2020 di Ferrovie dello Stato, approvata con delibera n. 95/2022 dalla sezione controllo enti della Corte dei conti, in cui la magistratura contabile ha messo in luce il periodo attraversato dalla società durante l’emergenza pandemica e il conseguente adeguamento strategico nelle attività della capogruppo e delle società operative, per far fronte alla situazione in essere, che ha visto, da un lato, un evidente calo del trasporto passeggeri e dei proventi e la sostenibilità del trasporto merci quale leva importante per l’economia nazionale, dall’altro.

I risultati del bilancio

Il risultato netto del bilancio consolidato del gruppo Fs mostra una perdita pari a 562 milioni di euro rispetto al risultato positivo 2019 di 584 milioni, con un patrimonio netto di 41.409 milioni di euro, in calo di 881 rispetto ai 42.290 del 2019. In virtù del significativo peso del gruppo Fs nel Pnrr (l’impegno attuale è di 25 miliardi di euro), la Corte, nell’ambito dei progetti più rilevanti per l’Alta Velocità (con Rfi quale società attuatrice), ha esaminato lo stato di realizzazione e le prospettive nel medio periodo, ponendo grande attenzione sulla ripartizione dei finanziamenti. Sul fronte delle recenti modifiche statutarie (maggio 2022), si è rilevata un’importante distribuzione delle Società operative in quattro poli: infrastrutture, passeggeri, logistica e polo urbano. La scelta di individuare società capogruppo per ogni polo – ha osservato la Corte – potrebbe rivelarsi impegnativa soprattutto per il polo infrastrutture, che vede Rfi come capogruppo e, quali componenti, Anas e Italferr (quest’ultima particolarmente caratterizzata dalla sua competenza tecnica), sottoposte, secondo lo statuto e le norme vigenti, alla direzione e al coordinamento della prima.

Il piano industriale

Nell’evidenziare, inoltre, come il nuovo piano industriale intervenga in un momento cruciale anche per gli impegni che il Gruppo sostiene, soprattutto in relazione ai progetti Pnrr di cui Rfi e Anas sono soggetti attuatori, la Corte ha rilevato un approccio dinamico e integrato nelle diverse componenti che fanno capo alla società Fs. Il livello di resilienza mostrato da Fs e dalle società del Gruppo ha consentito l’offerta di un servizio utile alla collettività, anche per quanto attiene alla rapida risposta all’emergenza sanitaria con presidi e spazi attrezzati, nonché al mantenimento dell’operatività sul fronte della circolazione delle merci. Su un altro versante, ha concluso la Corte, è emersa la prospettiva dinamica legata sia alle modifiche statutarie, che incidono in modo significativo sull’organizzazione dell’intero Gruppo, sia al nuovo piano industriale, per un disegno integrato volto alla realizzazione concreta del trasporto intermodale.